Leggende di Natale
La leggenda dell'abete di Natale
In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale,
un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo si quercia
da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa.
Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l'oscurità,
non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò
a cadere una fitta nevicata.
Il ragazzo si sentì assalire dall'angoscia e pensò a come,
nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe
potuto festeggiare.
Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante
e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta
una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi
ai piedi del tronco e l'albero, intenerito, abbassò i suoi rami
fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna
che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino.
La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli
abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito
dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi
compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo
che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte,
posandosi sui rami frondosi, che la pianta aveva piegato fino a terra,
aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla
luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno
splendore incomparabile.
In ricordo di quel fatto, l'abete venne adottato a simbolo del Natale
e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per
riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro
in quel lontano giorno.
Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre,
la caratteristica di avere i rami pendenti verso terra.
La leggenda delle campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano
per incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato
della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò
i passanti di condurlo da Gesù Bambino. Nessuno aveva tempo per
lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo
udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame.
Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla
dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana
fino alla stalla ove la mucca portò il bimbo cieco fino alla
mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.

La leggenda del vischio
C'era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante.
L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu' nessun
amico.
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso
lo stesso luogo.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: - Fratello,
- gli gridarono - non vieni? Fratello, a lui fratello? Lui non aveva
fratelli.
Era un mercante e per lui non c'erano che clienti: chi comprava e chi
vendeva. Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava
chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero.
Ma dove andavano? Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo
di vecchi e di fanciulli. Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello
avere tanti fratelli!
Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello.
Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più
caro.
E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per
donare.
No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva
sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a
fianco.
Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva
entrare e
nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non
aveva
niente, lui che era ricco.
Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s'inginocchiò
insieme agli altri.
- Signore, - esclamò - ho trattato male i miei fratelli. Perdonami.
E cominciò a piangere. Appoggiato a un albero, davanti alla grotta,
il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò.
Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in
mezzo a due foglioline. Era nato il vischio.