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Di: Luca Radaelli e Valerio Maffioletti
Regia : Luca Radaelli
Con Valerio Maffioletti
C'è una figura misteriosa che si aggira nella mitologia dei popoli di montagna.
E' un uomo, o forse è mezzo uomo e mezza bestia, è coperto di pelo e brandisce
un bastone.
E' terribile eppure è mansueto, è selvatico, eppure detiene i segreti dell'arte
casearia, della concia delle pelli, della metallurgia.
Questo personaggio, che a seconda delle località ha un nome e caratteristiche differenti (Omeon, Salvanel, Om di bosch…), mette insieme resti di antiche divinità pagane (il Greco Pan o il celtico Kernunnos), che erano l'espressione del rapporto tra l'uomo e la natura. E' l'Uomo Selvatico, figura che i vecchi abitanti dell'arco alpino giurano di aver visto con i propri occhi.
In questo spettacolo, un bizzarro personaggio, metà boscaiolo e metà filosofo, entra in contatto con gli spettatori, mosso dall'urgenza di spiegare loro come si stia perdendo il rapporto con la natura, con il bosco, con la montagna.
Per fare ciò, utilizza vari aneddoti, racconti, storie che ci riportano a un mondo in cui l'uomo dialogava con gli spiriti silvestri. Così, il boscaiolo poschiavino che chiede all'Uomo Selvatico di aiutarlo nel matrimonio della figlia, lo vede intervenire alla sua maniera, con la magia, nell'unione tra umanità e regno animale.
Lo spettacolo è basato sulla narrazione, il travestimento, il coinvolgimento dello spettatore, per riscoprire il proprio lato selvatico e recuperare un rapporto con la natura così fondamentale, eppure così trascurato dall'uomo "civilizzato".
L'UOMO SELVATICO
L’Uomo Selvatico è una figura leggendaria un tempo molto diffusa in tutto
l’arco alpino ed in alcuni tratti dell’Appennino.
Assume di volta in volta nomi curiosi come
Selvagiu (in Val di Lanzo),
Gigant (Piemonte),
Om Pelos (Dolomiti),
Om dÎ Bosch (Toscana),
Sanguanel (Trentino),
Omo dal Cappellon (Veneto).
Ma questa figura è presente in tutto il pianeta :
Wild-Mann in Germania,
Lescy in Jugoslavia,
Yeti sull’Himalaya,
Sasquatch in Canada,
ed innumerevoli altri.
E’ insomma, anche, una creatura dell’immaginario umano,
a metà tra l’uomo e l’animale,
in bilico tra la civiltà e la natura.
Il museo dell'HOMO SELVADEGO
A Sacco, nel Comune di Cosio Valtellino, all’imbocco della Valgerola, è aperto questo singolare e interessante museo. All’interno di un locale al primo piano di un edificio in contrada Pirondini, un ciclo di affreschi, opera dei maestri Batestinus e Simon datati 18 maggio 1464, ricopre completamente la stanza. Le quattro pareti sono dipinte con decorazioni, motivi floreali e cartigli, con scritte in caratteri gotici in latino e in volgare riportanti proverbi e motti moraleggianti.
Non mancano parti figurative, tra le quali un personaggio dal corpo peloso
e dalla barba fluente, munito di un nodoso randello, che si presenta in
questo modo: “Ego sonto un homo salvadego per natura, chi me ofende
ge fo pagura”.
La presenza nella “camera picta” di Sacco di una delle più belle immagini
documentate dell’Uomo Selvatico, figura tra le più suggestive della mitologia
alpina, ha fatto sì che si creasse intorno un piccolo Museo specialistico.
Orario apertura: tutti i giorni, festivi compresi, escluso
il lunedì, ore 9.00-12.00, 14.00-18.00
a cura di Gabriele Grossi