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Sabato 23 maggio noi alunni di classe quinta, accompagnati dalle maestre,
ci siamo recati in visita ai laboratori Telethon di Milano.
Siamo stati invitati perché abbiamo raccolto una somma molto alta da devolvere
alla ricerca.
All’inizio i ricercatori ci hanno portato in una stanza ed hanno proiettato
delle diapositive per spiegarci in cosa consiste il metodo scientifico e
che cosa sono le malattie genetiche.
Per farci capire meglio, il biologo ha paragonato il DNA ad un libro di
ricette ( ogni capitolo è il gene, con informazioni ben precise).
Se nell’impasto viene aggiunto sale invece che zucchero, la torta non sarà
buona. La stessa cosa accade nella cellula: se la sequenza delle proteine
è sbagliata, il gene funziona male, vengono prodotte cellule malate.
Diverse sono le tecniche per isolare (“tirar fuori”) il DNA, studiare la
sequenza, capire il tipo di mutazione.
I ricercatori ci hanno parlato di cellule staminali, cellule speciali che
danno origine a tutte le altre cellule costituenti il nostro organismo.
Esse quindi si differenziano, diventando cellule del cuore, del cervello,…
Siamo rimasti molto colpiti dalle immagini che mostravano i risultati raggiunti,
per esempio, da topi malati, che erano stati curati con trapianti di cellule
staminali nel cervello (topi che si trascinavano sul terreno e che poi riprendevano
a muoversi quasi normalmente).
Durante la visita ai laboratori noi bambini, suddivisi in gruppetti, abbiamo
provato ad usare le pipette graduate, che permettevano di dosare quantità
minime di liquidi in provette di varie misure.
Abbiamo visto i “contenitori” in cui vengono coltivate le cellule, tenute
coperte dal liquido di cui si nutrono (liquido costituito da zuccheri, vitamine,…
e sostituito ogni due giorni).
Perché possano vivere, esse vengono tenute alla temperatura di 37°C (la
temperatura del nostro corpo) in appositi “forni”.
In una stanza dei
laboratori abbiamo preso visione delle “cappe” coperte da un vetro; serve
per non far entrare polvere e microbi e conservare l’aria sterile. Abbiamo
notato che quando inserivano le mani nella cappa sterile, attraverso l’apposita
apertura, i ricercatori spruzzavano l’alcool sui guanti.
In tali cappe, per esempio, vengono aperti i contenitori delle cellule.
In un’altra piccola stanza abbiamo trovato degli animali. C’erano tre topolini
e una rana, che vive solo in Africa e che ha un antibiotico sulla pelle.
Essi servono per fare i vari esperimenti che, se andranno bene, verranno
condotti anche sugli uomini.
Ci sono state mostrate persino delle colonie di batteri visibili ad occhio
nudo, che avevano l’aspetto di tanti puntini.
In laboratorio vengono coltivati i batteri per estrarre DNA, allo scopo
di individuare antibiotici. Quello dei batteri, come ci è stato spiegato,
è un DNA molto semplice, facile da studiare.
In un altro spazio c’erano dei microscopi grazie ai quali si potevano vedere
le cellule fluorescenti: rosse, verdi, blu.
Per osservare meglio le cellule, infatti, viene usata una sostanza (proteina)
estratta da un tipo particolare di medusa: iniettata nelle cellule, le rende
fluorescenti, permettendo di distinguere le sane dalle malate e di studiarne
il comportamento.
Al microscopio abbiamo visto anche le cellule staminali del cuore, che battevano
con un movimento regolare.
Al primo piano si trovavano dei freezer: “dormitori” per le cellule. Qui
DNA, cellule staminali, materiale da analizzare,… sono conservati nell’azoto
liquido, che raggiunge temperature bassissime (ad esempio – 80° C), e resistono
molto a lungo.
Chi ci ha accompagnato ha aperto, con la protezione di guanti, mascherina
per il viso, grembiule, uno di tali freezer e ci ha mostrato le provettine
con liquido contenenti appunto le cellule congelate.
La visita è stata davvero interessante perché ci siamo resi conto dello
sforzo di questi giovani ricercatori.
Abbiamo capito come vengono utilizzati i soldi che raccogliamo e quanto
sia importante contribuire alla ricerca.
( Luca Belloli, Michele Mezzera, Andrea Locatelli, Camilla Lodetti )