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6 aprile 2009
Una forte e lunga scossa di terremoto ha colpito l'Abruzzo, con effetti in tutta l'Italia centrale, alle 3,32 del 6 aprile 2009. La magnitudo viene valutata dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia a 5,8 gradi della scala Richter. L'epicentro è stato localizzato a una profondità di 5 chilometri, tra la città dell’Aquila, Collimento e Villagrande. Il terremoto ha avuto in alcune zone un effetto pari all'ottavo-nono grado della scala Mercalli sugli edifici, provocando numerosi crolli. Il sisma ha causato la morte di 299 persone…


L'Italia è un territorio geologicamente giovane, vivo e in movimento. Lo stanno a dimostrare i suoi vulcani attivi e i terremoti che si registrano frequentemente in molte sue regioni. Fortunatamente non tutte le scosse sismiche sono distruttive per le persone e per le cose: ma occorre essere scientificamente coscienti che il "rischio sismico" fa parte della nostra terra e della nostra vita. Possiamo prevenirlo ed agire di conseguenza nel predisporre le nostre case, le nostre strade, i nostri ponti in modo adeguato per ridurre eventuali danni futuri. Purtroppo, nel caso dei terremoti, non sempre è possibile sfuggire del tutto al grave pericolo dei crolli e delle distruzioni che possono colpire le nostre città, i nostri paesi e, addirittura, mettere a repentaglio la vita di molte persone.
Un
terremoto, o sisma, è un'improvvisa vibrazione del terreno prodotta da una
brusca liberazione di energia e tale energia si propaga in tutte le direzioni
(come una sfera) sotto forma di onde. Ma cos'è questa energia? E’ come immaginare
di avere tra le mani un bastone di legno: se si inizia a piegare esso offre
una resistenza al piegamento che si esprime sotto forma di energia elastica;
le rocce si comportano nello stesso modo: cioè se una porzione di roccia
inizia a deformarsi, essa offrirà una certa resistenza (che cambia a seconda
del tipo di roccia), ma quando le forze che tengono insieme la roccia vengono
superate da quelle che la deformano, allora questa si spezza e si ha un
brusco spostamento delle due parti, che rilasciano l'energia che avevano
accumulato durante la deformazione e ritornano in uno stato indeformato.
Lo spostamento avviene sia verticalmente che orizzontalmente.
Nella figura accanto la sequenza di rottura: 1 e 2 piegamento, 3
rottura con rilascio di energia, 4 stabilizzazione nella nuova forma.
Di
solito queste rotture, ed i conseguenti spostamenti, si hanno lungo linee
preferenziali chiamate faglie, e il punto preciso da cui si propaga il terremoto
è detto ipocentro, mentre lo stesso punto, portato in verticale sulla superficie
terrestre, si chiama epicentro. Ma cosa sono queste faglie? Una faglia è
una frattura nel terreno, profonda anche vari chilometri, lungo la quale
avvengono i movimenti del terreno. Infatti una faglia non è altro che una
linea di minore resistenza della roccia sottoposta a pressioni, e quindi
la rottura avviene sempre lungo questa linea.
Accanto un semplice schema 3D di propagazione delle onde.
‘’La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. “Questa è la nostra fine!”, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”
(Da : “Mi tremava anche il sogno” Antonio Mosciatti Libro di racconti e disegni sul sisma del 1997 nelle Marche)
Il terremoto lascia un segno profondo nel vissuto dei bambini, simile ai bombardamenti, alle guerre: i piccoli hanno dovuto rendersi conto all'improvviso che "c'è qualcosa di incontrollabile, contro la quale non esiste difesa" e "neanche mamma e papà possono nulla".
Lo ha dichiarato la psicologa dello sviluppo Silvia Bonino, secondo la quale per aiutare i bambini a superare il trauma del terremoto occorrono tempestivi aiuti psicologici, il recupero di tutte quelle attività che caratterizzavano la loro quotidianità prima del disastro ma soprattutto la presenza reale e rassicurante dei genitori.
Per dare il nostro piccolo contributo alla ricostruzione in Abruzzo, e per essere anche concretamente vicini ai bambini che hanno vissuto questa terribile esperienza, abbiamo deciso di devolvere i soldi raccolti con la vendita del nostro giornalino alle “Scuole in tenda” della città dell’Aquila.