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Noi attendiamo sempre qualcosa; ce lo testimoniano anche le pagine di diario dei bambini di quarta: il desiderio di una bella giornata o di possedere un cagnolino, la gioia per l’arrivo inatteso di un fratellino…
Piccole attese per un’ ATTESA più grande.
Caro diario,
io
ti ho scelto e la mia mamma ti ha pagato, eri bellissimo, rosa con tanti
disegni sulla copertina. Ma ora ti voglio raccontare dell’attesa di mio
fratellino Maicol. Ero sul divano di casa quando la mamma mi ha chiamato
e mi ha detto che era incinta di un bambino piccolo. Io mi sono emozionata
e ho osservato e toccato la sua pancia: era piuttosto grossa e morbida come
un cuscino. Molto tempo dopo è andata all’ospedale. Ci sono andata anch’io
con mio papà a bordo del camion. Quando siamo arrivati siamo andati a trovare
il mio fratellino e la mamma. Sono entrata nella stanza dove ci sono i neonati
e ho visto per la prima volta Maicol: era piccolissimo, stava nell’incubatrice
e dormiva sempre. Quando sono andata a trovarli per la seconda volta, la
mamma aveva lì con sé Maicol. Il bimbo ha aperto gli occhi, era stupendo,
un po’ pelato; era biondino ed aveva gli occhi di un azzurro scuro. La mamma
mi ha detto di fare attenzione a non schiacciargli le manine e mi ha spiegato
anche di non toccargli la testa ( ce l’ha molle!)
Io mi sono messa a ridere e l’ho tenuto un po’ in braccio senza farlo cadere.
Dopo tanto tempo la mamma è tornata a casa: io, Sergio e Desi le siamo corsi
incontro per abbracciarla. Mi sembrava quasi che Maicol si mettesse a ridere…
Denise Rusconi – 4 B
Caro diario,
il
primo giugno ero di buon umore perché mi stavano regalando un cucciolo di
cane. Ero eccitata al pensiero di avere una cagnolina tutta per me. Ad un
certo punto si aprì la porta e vidi Alberto, con in braccio la cagnolina;
la bestiolina mi guardava con degli occhietti teneri.
Alberto si fermò e disse che la cagnolina sarebbe stata finalmente tutta
mia. Poi sua mamma, interrompendo il discorso, parlò con i miei genitori
per spiegare loro cosa fare e cosa non fare per lei. Andarono lasciandoci
la cagnolina. Poverina! Sembrava smarrita. Dopo un giorno di osservazione
decidemmo di chiamarla Luna. Sembrava che quel nome le piacesse tanto, infatti
tutte le volte che la chiamavamo, essa accorreva e ci leccava come se fossimo
leccalecca. Passati tre giorni, mia sorella già la strapazzava come se fosse
un giocattolo; io dovevo sempre salvarla dalle sue torture. A due anni le
mettemmo delle speciali bretelline, quelle che permettono ai cani ancora
piccoli di fare delle passeggiate. Oggi Luna ha tre anni, ha imparato molte
cose e ubbidisce senza fare storie.
Daniela Sedini – 4 A
Caro diario,
mi sei stato regalato dalla nonna: io volevo averne uno tutto per me, dove
poter scrivere i miei segreti. Quando ti ho posseduto ti ho dato il nome
di Sissy. Ora voglio raccontarti una giornata che è stata per me davvero
speciale. Ieri io e la mamma abbiamo deciso di fare una passeggiata nel
bosco per raccogliere rametti di pungitopo e agrifoglio. Ci ha accompagnato
la zia con l’automobile fino a Gisazio, che è una frazione di Perledo. Appena
scesa dall’automobile, ho fatto una corsa nei prati senza aspettare la mamma:
ero felice, mi sembrava di essere libera come una farfalla. Camminando sulla
strada, ci siamo imbattute poi in sei asini con le orecchie lunghe e il
corpo peloso, che continuavano a ragliare. Sembrava quasi che volessero
parlarmi. Poi abbiamo imboccato un sentiero che portava in un bosco e lì
io, un po’ intimorita dai tronchi maestosi degli alberi, ho detto una battuta:
ho detto che noi eravamo delle nanette. Io continuavo a correre su e giù;
ogni volta che vedevo dei bucaneve, anche se si trovavano in angoli pericolosi,
li raccoglievo per portarli alla nonna. Quando invece incontravo i pungitopo
chiamavo subito la mamma: con il gambo duro che hanno era per me un’impresa
difficile raccoglierli! Più avanti abbiamo percorso una strettoia ed io
avevo paura perché la mamma scivolava sulle foglie: sotto c’era un burrone
molto pericoloso! Proseguendo, sulla strada a un certo punto si innalzava
una collinetta ricoperta da un prato verde da dove si poteva vedere il lago.
Mi sembrava di essere seduta su una nuvola, vedevo i raggi del sole che
si riflettevano sul lago blu e lo illuminavano. Io e la mamma ci siamo sedute
sul prato ad ammirare il panorama. Avevamo negli occhi la bellezza di quelle
immagini. Ci siamo poi rialzate e, proseguendo, abbiamo raggiunto il Bosco
delle Streghe: un posto chiamato così perché tanto tempo fa gli anziani
del paese pensavano che nei grossi tronchi di castagno abitassero le streghe.
Ormai era tardi; era ora di rientrare. Arrivate a casa abbiamo sistemato
nei vasi i pungitopo. Quella è stata una giornata meravigliosa perché a
me piace stare all’aria aperta.
Martina Cavalli - 4 A
Caro diario,
oggi
ti voglio raccontare quando si è svolta la festa per il mio compleanno;
ero molto contento perché non l’avrei fatta come tutti gli anni a casa,
ma sopra il garage, dove prima c’erano delle signore a lavorare. Ormai era
arrivato il pomeriggio e i miei cugini erano già lì; dopo sono giunti gli
altri miei amici ed amiche. Era molto bello vedere Nicolas, un mio compagno,
che scappava dal mio cuginetto, che si chiama Francesco. Pareva che tutti
si divertissero in quell’atmosfera di amicizia. A un certo punto è arrivata
la mamma accompagnata da mio zio che fa sempre scherzi a tutti. C’erano
tanti palloncini colorati, ma ne spiccava uno in particolare, di colore
giallo, che era appeso al soffitto e sembrava galleggiare nell’aria. Io
e Mattia cercavamo di toccarlo, ma non ci riuscivamo. Si notava anche un
tavolo, in un angolo, su cui erano posati tanti giochi. Vicino a un pilastro
era stato montato un castello del Medioevo, fatto di plastica, che sembrava
vero; conteneva pure un cospicuo tesoro. Lorenzo voleva farmi giocare con
quello, ma io ero già impegnato a giocare, insieme a Esmeralda, con un pallone
verde ben gonfio che saltava di qua e di là. In seguito abbiamo incominciato
un nuovo divertimento, “lupo ghiaccio”: si correva da tutte le parti, ovunque
si potesse. Dopo un po’ è intervenuta la mamma che ci ha invitato a fermarci
a riposare. E’ arrivato quindi il momento di mangiare la torta. Era alla
panna e non so a cosa altro, comunque squisita. Poi ho aperto i regali,
tutti avvolti in carta colorata e brillante: ce n’erano di tutti i colori,
ed io ero molto emozionata e felice. Ormai la festa era finita e tutti andavano
via,uno dopo l’altro.
Guglielmo Mezzera - 4 B