Il giornalino della scuola primaria di Lierna
giugno 2005 anno 10 n.2

Il signor Renato Molteni
Prima di cominciare a raccontare com'era la scuola
quando la frequentava lui, il signor Renato Molteni, ci ha coinvolto nell'argomento
"Chi sei e che cosa vuoi fare da grande?", creando un'atmosfera
di confidenza con noi bambini e facendoci sentire a nostro agio.
Il signor Renato ha iniziato sostenendo che il rispetto per la maestra è
notevolmente diminuito (per non dire che sta sparendo totalmente). In passato
bisognava darle del lei, oggi le diamo del tu ed alcune volte non la salutano
nemmeno. Ci ha raccontato che frequentava la scuola elementare nello stesso
edificio dove la frequentiamo noi. La prima elementare era vicino ala porta
e ogni anno che passava si scalava di un'aula fino ad arrivare in quinta
all'ultima, in fondo al corridoio. Per gli alunni arrivare in fondo era
un traguardo e quindi si impegnavano a dare il massimo per arrivarci. Utilizzavano
la palestra che è al piano terra, ora in disuso perché troppo
piccola, a loro però sembrava grande perché ci andavano di
rado.
Per il trasporto del materiale scolastico utilizzava una cartella che fuori
era di pelle (finta) e dentro cartone compresso.
Le medie si trovavano nell'attuale seminario (ora inutilizzato). Nella scuola
di Renato c'erano cinque classi con circa 20 alunni ciascuna; non c'erano
pluriclassi. Per riscaldare la scuola venivano usati caloriferi ad aria.
Ci ha raccontato che la sua prima gita è stata in Valtellina, in
quinta elementare e ricorda di essere andato in treno. Afferma di aver messo
un grembiule nero con il colletto bianco. Il signor Renato non studiava
né tecnologia né informatica perché non esistevano
i computer. Dedicava poco tempo allo studio perché stavano attenti
in classe e non c'era necessità di studiare troppo perché
le cose si sapevano. Trascorreva la maggior parte del suo tempo a correre
nei prati e nelle strade.
La cattedra aveva la pedana, rialzamento dal suolo, soltanto alle medie.
Le bocciature erano previste, anche se le persone bocciate non si sentivano
per niente a loro agio in una classe assieme a dei bambini più piccoli.
In quel periodo non si andava a scuola al sabato. Quando la maestra voleva
interrogare chiamava il bambino interessato alla cattedra. Se eri un ragazzo
meritevole ti consideravano di più.
Classe 5^
PARERI SUL PROGETTO :
CASA DI RIPOSO
INTERVISTE A:
Una maestra in pensione e due nonni
sezione giornalini e redazioni
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