Il giornalino della scuola primaria di Lierna
dicembre 2004 anno 10 n.1

Su invito del Signor Campanella Michele, allestitore e organizzatore della
Mostra di Immagini Sacre (dette Santini), le classi della Scuola di Lierna,
hanno visitato, venerdì 19 novembre, questa rassegna “storica”.
Guidate dallo stesso realizzatore e dagli insegnanti si è ripercorso
questo viaggio attraverso le epoche storiche, la tradizione e le testimonianze
di tale devozione religiosa.
Le immaginette devote hanno un'origine assai nobile, sono figlie della miniatura,
cioè la tecnica di decorare con minio e altri colori gli antichi
testi scritti a mano.
Anzi le immagini stampate col metodo della silografia o incisione su legno
precedono la stessa invenzione dei caratteri mobili della stampa e risalgono
al secolo XV, da quando in Europa dalla Cina si era diffuso l'uso della
carta.
L'atteggiamento del cristiano di fronte all'immagine devota non cambia da
quello verso una statua di Cristo o di un Santo messa in una chiesa; si
può dire che mentre quest'ultima figurazione è per la collettività,
la prima invece è per la devozione, la pietà individuale.
S. Teresa d'Avila, contemporanea di S. Giovanni della Croce suggeriva: "Abbiate
cura di avere un'immagine di Nostro Signore. Non accontentatevi di portarla
sul cuore senza mai contemplarla, guardatela spesso".
Il collezionismo di immagini sacre è oggi una passione che unisce
persone di tutto il mondo; anche in paesi di fede protestante, come la Germania
o il Belgio fiammingo.
Oggi la collezione più completa di santini, si trova negli Stati
Uniti, presso la Burns Library of Rare Books and Special Collections del
Boston College. Contendono il primato l'italiano Pierluigi Stradella, con
oltre 270.000 pezzi e l'americano Tom Switze.
La maggior parte dei santini è realizzata in carta, a volte spessa
(cartoncino), a volte sottile (velina, carta di riso...); ma si trovano
anche, molto pregiati e ricercati, santini in pergamena.
In base alla tecnica di realizzazione, vengono individuate tre categorie:
realizzati a mano, a stampa meccanica, in produzioni speciali.
Nell'ambito della produzione manuale particolarmente pregiati sono i canivets,
piccole immaginette intagliate a mano con un temperino (canivet) a mo' di
fregi, fogliami e cornici; i più antichi risalgono al Seicento e
al Settecento; ci sono poi i santini "vestiti", quelli realizzati
a collage, acquerellati, puntinati.
Quelli realizzati tramite stampa meccanica possono essere merlettati, traforati,
a rilievo, prodotti tramite incisione, litografia, cromolitografia, oleografia,
fotolitografia.
Fra le produzioni speciali i più curiosi e d'interesse collezionistico
sono quelli a teatrino, "tridimensionali" quando sono aperti,
oppure quelli apribili a libretto.
Alcuni racchiudono una reliquia, come per esempio un frammento di tunica.
In occasione del Giubileo del 2000 la produzione di santini è stata
notevolmente incrementata: i più ricercati sono quelli con il logo
della ricorrenza a colori riportato sull'immaginetta.
L'origine dei santini risale all'inizio del XIV secolo,
con le prime immagini staccate dai libri di preghiera. Tuttavia il primo
santino documentato, con la figura di san Cristoforo, è di circa
un secolo dopo, del 1423.
I santini conquistarono ben presto i cuori di tutta l'Europa, tanto che,
per proteggersi dai briganti, viaggiatori e pellegrini, anziché munirsi
di un'arma, preferivano conservare sotto i loro indumenti ritratti dei santi
patroni o persino tappezzare l'interno delle valigie con volti di San Cristoforo.
Tra Seicento e Ottocento si hanno le creazioni più
fantasiose: prima i canivets, piccoli quadretti artistici impreziositi da
pizzi ricavati su carta velina con un apposito temperino (il canivet, appunto),
con un evidente richiamo ai pizzi veneziani; sostituiti nell'Ottocento da
Santini con applicazioni in pizzo che riproducevano l'antico intaglio della
carta velina.
Con la cromolitografia, tecnica nata nel 1840: per la prima volta si realizzano
immagini a colori, che a inizio Novecento sono ancora una novità.
Successiva innovazione fu la tecnica del rilievo, ottenuta pressando la
carta tra due lastre di metallo sagomate; si aggiunsero poi lustrini e nastri.
Agli inizi del XIX secolo, con l'avvento della siderografia, si sostituirono
ai pizzi incisi a mano, quelli meccanici (a punzone).
Alcune collane illustravano le litanie lauretane, i misteri del Rosario
o persino le sequenze del Padre Nostro
Le immagini avevano, in linea con il magistero della Chiesa, due funzioni
fondamentali: quella di divulgazione della vita dei santi e quella della
pietà cristiana; inoltre, essendo dedicate a una devozione privata,
rispondevano a un bisogno di protezione: non a caso i santi più venerati
erano quelli che proteggevano la salute.
Il "patronato" a volte era attribuito in base al martirio del
santo: per esempio san Bartolomeo proteggeva contro le malattie della pelle
in quanto era stato scorticato vivo; altre volte la devozione popolare attribuiva
le protezioni sulla base di assonanze fonetiche del nome: Santa Lucia, il
cui nome ha la stessa radice del latino "luce", proteggeva il
"lume" degli occhi.
Alla devozione al santo si legava la fiducia nel potere delle reliquie contenute
nel santino.
Con la fine della produzione artigianale dei santini nel corso
del XX secolo si accresce la diffusione rispetto alle epoche passate: riprodotti
in innumerevoli copie a basso costo, essi entrarono non più solo
nei messali, ma nei taschini delle giacche e nei portafogli…
LE INSEGNANTI LUISA E ISABELLA