Il giornalino della scuola primaria di Lierna
dicembre 2005 anno 11 n.1

LA MODA DELLA MODA
(Lavoro svolto dal gruppo “Squadra
Cobra” con informazioni provenienti dal sito Internet dello scrittore
Giampiero Orselli)
| Se c’è una cosa che non passa mai di moda, è la moda. Fin dalla preistoria è servita agli uomini per comunicare agli altri il proprio gruppo di appartenenza, la propria classe sociale, il proprio modo di pensare, i propri gusti, l’epoca in cui si è vissuti. |
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MODA GIURASSICA Gli uomini preistorici non avevano ancora scoperto il fuoco e già facevano pazzie per la moda, con le loro creazioni in pelle (che cucivano con stupendi aghi in osso). |
| E non solo si preoccupavano degli abiti, ma anche delle capigliature, perché all’ epoca non erano ancora state scoperte le forbici, e le barbe e i capelli crescevano all’infinito. | |
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UNA MODA D’EGITTO Nell’antico Egitto l’alta moda era un’ossessione che coinvolgeva poveri e ricchi, grandi e piccini, uomini e donne, faraoni e schiavi. |
| Tutti volevano essere alla moda, per quanto riguardava i vestiti e le acconciature dei capelli. I Faraoni, poi, erano vanitosissimi, non solo da vivi, ma anche da morti. Non vi dico i capricci per avere la piramide più alta e il sarcofago più bello. Il corredo da mummia prevedeva delle bende di lino che durassero per l’eternità. Probabilmente già si pensava di voler evitare una brutta figura con i turisti | |
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VESTIMENTA Petasus muliebra, vestis impluvia, ricinum, braculae, ocularia, cingulum, thorax laneus, sudarium, calcei laxi, calcei tenilusorii, fascia croata, |
| interula, pedulia, vestis virilis, petasus virilis, bracae, tunica ventosa, tunica manicata…Questi sono alcuni nomi che i latini avrebbero assegnato ai nostri abiti moderni e, se Giulio Cesare avesse voluto comprare un paio di blue-jeans, avrebbe chiesto alla commessa della boutique “genuenses bracae” (ovvero “braghe genovesi”). | |
| "OH PARRUCCA ROMANA ACCOMPAGNAMI TU...” I romani, per quanti riguarda la moda, ne sapevano una più del diavolo. Hanno inventato: |
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| la tunica “no-stiro”, la toga unisex, i sandali
di cuoio e la parrucca in tre modelli differenti: 1) Modello di lusso: fatta con i capelli degli schiavi 2) Modello economico: fatta di pelo di cavallo. 3) Modello supereconomico: fatta dipingendo direttamente i capelli sulla testa calva, con colori a base di terra disciolta nell’acqua. (in caso di temporale, ricordarsi l’ombrello). IL MISTERO DELLA PARRUCCA ROMANA I romani più ricchi mettevano le parrucche di pelo di schiavo
anche sui propri busti celebrativi davanti al portone di casa. La
moda finì quando scoprirono che a Roma, di notte, giravano
dei folletti dispettosi che rubavano le parrucche dalla testa delle
gloriose statue di marmo. |
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Le parrucche raggiunsero il loro massimo splendore, nel Settecento, a Parigi, presso la corte del Re Sole. I nobili parigini, infatti, le portavano lunghe e colorate,piene di boccoli e fiocchetti e,poiché non si lavavano mai, |
| queste capigliature posticce diventavano presto veri e propri alberghi ambulanti per le pulci e i pidocchi. Nonostante questo, erano molto ambite dai ladri che si appostavano sugli alberi, le scippavano dalla testa dei malcapitati e le rivendevano ad altri nobili, con i piccoli ospiti che vivevano tra i peli. | |
| LOOK PIRATESCO I pirati, avevano un gran senso del look. Il “look piratesco” cambiava sensibilmente di paese in paese. |
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Cominciamo con il “look classico del pirata caraibico”: pantaloni larghi, camicia a quadri, sciarpe di seta colorata, cravatta a nastro, lunghi cappotti con i bottoni di formaggio indurito, grandi stivali e gli orecchini. Vi era poi il “pirata musulmano” che al “look classico” aggiungeva il turbante e gli stivali con la punta a mezzaluna. Infine i “pirati malesi”, che vestivano come quelli musulmani, con l’aggiunta di una collana fatta con le teste tagliate ai nemici. |
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BIKINI Una ragazza che all’inizio dell’Ottocento avesse osato mostrare un ginocchio nudo sulla spiaggia sarebbe stata giudicata scandalosa. |
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| Per questa ragione, i costumi delle nostre bisnonne erano
orribili palandrane che coprivano il corpo femminile da capo a piedi.
Poi, nel giro di pochi decenni, si sono sempre più accorciati,
fino a che, negli anni Cinquanta si è arrivati al costume intero
e poi al bikini, il celebre costume a due pezzi che siamo abituati a
vedere sulle spiagge. Il bikini prende il nome da una celebre isola
tropicale, e ha segnato un epoca, diventando un simbolo di libertà
al pari della minigonna e dei capelli lunghi.
C’E’ CHI SI METTE IL CAPPELLO : BOMBE E BOMBETTE Che rapporto passa tra una botte e un bottone? Mah, forse lo stesso che passa tra un matto e un mattone o tra un calzino e un calzone? Chissà? Oppure quello che passa tra una bomba e una bombetta. Tutte cose molto diverse tra loro. Provate a mettervi sulla testa una bomba al posto di una bombetta, o a mettere un calzino al posto del calzone, o un matto al posto di un mattone, e poi ci venite a raccontare. Ma torniamo alla cara bombetta, che al contrario della sorella maggiore, non esplode mai. Nacque come berretto da caccia e serviva come casco per le cadute da cavallo. Poi è entrata a far parte del look degli uomini d’affari. E CHI SI PASTICCIA I CAPELLI: LA BRILLANTINA Già, proprio lei, delizia dei nostri nonni che la utilizzavano per diventare simili agli investigatori privati dei film americani e conquistare il cuore delle nostre nonne. La più famosa marca italiana era la celebre brillantina Linetti. In America la brillantina più famosa era la Brylcreem, usata da attori molto famosi. Girava voce che chiunque se la spalmasse in testa diventava invincibile come un supereroe. Naturalmente non era vero, ma la gente ci credeva al punto che, durante la seconda guerra mondiale, l’esercito inglese impose l’uso della Brylcreem a tutti i soldati che erano al fronte. E c’era pure chi utilizzava la brillante brillantina Brylcreem per lubrificare la canna del fucile. |
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LA CRAVATTA Ci scommettiamo che i bambini la cravatta non la mettono mai, eppure i papà la indossano tutti i giorni per andare in ufficio e fare uno di quei lavori seri che fanno sempre i papà. |
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| Infatti la cravatta e l’accessorio
fondamentale di ogni uomo che voglia apparire elegante ed educato. E
pensare che è chiamata così perché faceva parte
della divisa dell’esercito croato. Poi, nel Settecento, la cravatta
trovò un utilizzo molto più sensato di quello attuale
e venne utilizzata come tovagliolo durante i grandi pranzi alle corti
dei Re e dei Papi.
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I GUANTI A cosa servono i guanti? A riparare le mani dal freddo. Sì, e poi? Già, perché se uno ci pensa bene è incredibile a quante cose possano servire un paio di guanti. |
Le damine del tempo che fu li lasciavano cadere per attirare l’attenzione dei corteggiatori. Invece, i damerini lo usavano per sfidarsi a duello, sbattendoseli sul muso. Ci sono poi i guanti da lavoro, i guantoni da boxe, quelli da baseball, i guanti da cucina per tirare le pentole roventi fuori dal forno, oppure quelli per lavare i piatti, i guanti dell’imbianchino e i guanti sottilissimi del chirurgo. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti. Altro che riparare il freddo... VECCHIO SCARPONE |
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BLUE-JEANS Blue-jeans, ovvero “blu Genova”, dal nome dalle braghe che indossavano gli scaricatori del porto di Genova. La moda dei blue-jeans conquistò il mondo, |
| quando un sarto di nome Levi Strauss, decise di impiegare
la resistentissima tela azzurra che copriva i carri dei cercatori d’oro,
per farci dei pantaloni. Era il 1860 e da allora la grande ascesa dei
jeans nel mondo dell’abbigliamento è stata inarrestabile.
I blue jeans di Levi’s, prodotti con una stoffa proveniente da
Nimes (Denim che sta appunto per De Nimes), erano indistruttibili e
permettevano ai cercatori di infilarsi le pepite in tasca senza il rischio
di perderle per strada. Pensate che da quando il vecchio Levi produsse
il suo primo blue jeans, ne sono stati venduti nel mondo più
di due miliardi!
LE COMPAGNE DEI BLUE JEANS OVVERO: LA MAGLIETTA BIZZOSETTA E ora passiamo all’inseparabile compagna dei blue-jeans, la maglietta. Simpatica, allegra, bizzosetta. Il suo destino sarebbe quello di stare sotto la camicia e il maglione, ma lei non ci pensa nemmeno e, dopo un po’, si mette a gridare: “Sono qui! Sono qui!”, e sbuca fuori. La maglietta classica è quella bianca, ma ne esistono di tutti i colori, con scritte, disegni, riproduzioni di foto, slogan pubblicitari, ologrammi, proverbi, frasi di film, di romanzi, di poesie. |
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LE SCARPE DA GINNASTICA La coppia blue-jeans e maglietta, non è completa senza il terzo incomodo (anzi, senza le terze comodissime), le favolose scarpe da ginnastica. |
| Fino a qualche anno fa era impensabile indossarle al di fuori di una palestra poi, a poco a poco, sono diventate un gadget d’abbigliamento quasi di lusso e non è raro vederle accostate allo smoking. Per le scarpe da ginnastica vale lo stesso discorso delle magliette: ve ne sono di tutte le fogge e colori, con o senza scritte. Per non parlare delle innovazioni tecnologiche che hanno trasformato le vecchie scarpe di pezza, in micro - computer pedestri. Vi sono scarpe fosforescenti, con antifurto, auto - illuminanti, catarifrangenti, propulsive, respingenti, parlanti, idrorepellenti, deodoranti. E chi più ne ha più ne metta, con o senza stringhe. | |
STORIA DI UNA CALZA Generalmente si tende a pensare che le origini della calza siano piuttosto recenti. In realtà, nelle tombe dei faraoni egizi sono stati ritrovati frammenti di calze lavorate a maglia, |
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mentre si sa che gli antichi Romani avvolgevano le gambe con fasce di tela o lana. Certo è che la nascita della calza così come viene intesa nell'eccezione moderna - risale al Medioevo, quando la seta cominciò ad essere lavorata proprio per realizzare questo tipo di indumento. A indossarle però erano esclusivamente gli uomini perché alle donne non era concesso di mostrare le gambe e, quindi, neanche le calze. Alla fine degli Anni Trenta ci fu una scoperta che rivoluzionò il mondo delle calze, e come tutte le grande scoperte fu casuale. Il chimico francese Eleuthère Irènèe Du Pont de Nemours, immigrato nello stato americano del Delaware, nel 1802, aprì un impianto per la produzione di polvere nera. Un esperimento sbagliato, un grande botto e il tetto dello stabilimento va a finire su un albero. Da quella piccola azienda familiare, nel 1938, uscì il nylon, una fibra sintetica "resistente come l'acciaio e delicata come una ragnatela". L'anno successivo le calze di nylon iniziarono ad essere vendute in pochi negozi di Wilmington, il centro in cui aveva sede la Du Pont de Nemours. Ma il bello deve ancora venire.. Per acquistare le calze di Eleuthère i clienti arrivavano a frotte da tutte le città degli Stati Uniti. La distribuzione fu avviata subito in tutto il paese, sino a raggiungere, dopo il primo anno, la quota di 64.000.000 di paia vendute. Nel 1940, con l'inizio della seconda guerra mondiale, la produzione di calze in nylon venne interrotta e le donne finirono col disegnarsi sulle gambe la cucitura posteriore. Poi, negli anni Sessanta, Mary Quant lanciò la moda delle minigonne, e allora le calze di nylon tornarono di gran moda! |
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PARERI SUL PROGETTO :
il museo etnografico di Premana
i RICORDI DEI NONNIi
nonno Giuseppe e nonna Giovanna
nonna Marcella e mamma Rosella
nonni: Angelo, Enrico, Pierina, Silvana
OGGETTI PER LA MOSTRA
I MESTIERI A SCUOLA:
RICERCHE