Il giornalino della scuola primaria di Lierna
dicembre 2005 anno 11 n.1

L’ABBIGLIAMENTO AL TEMPO DEI NONNI
Gruppo – La spada nella roccia
Con la collaborazione di Simone Galli e Roberto Lafranconi
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Il nonno Livio è nato nel 1931, quindi aveva nove anni quando è iniziata la seconda guerra mondiale. I maschi indossavano pantaloni alla zuava, cioè larghi e che arrivavano al ginocchio; per coprire i polpacci usavano calzettoni di lana di pecora, molto caldi ma che pizzicavano. |
| Erano chiamati in dialetto “scalferott”. La
lana era colorata con sostanze naturali: buccia delle noci, foglie di
alloro, foglie di castano… avevano un color rossiccio, marroncino,
verdone o granata. Si usavano anche le fasce, cioè strisce di
tela lunghe con dei lacci alla fine, che si avvolgevano attorno alla
gamba, dalla caviglia al ginocchio. Si usavano con degli scarponcini
detti “ polacchini”. A contatto con la pelle c’era una maglietta di lana di pecora, il “gipunin” , sopra, la camicia di tela, sopra un maglione; alla domenica invece del maglione si metteva il gilé. per ripararsi dal freddo si metteva una mantella nera, buttata sulle spalle, che arrivava al ginocchio. alcuni avevano una giacca col carniere, cioé una tasca dietro per metterci la cacciagione.Gli uomini avevano un cappello nero a tesa larga, d’inverno la berretta di lana. alla festa mettevano “el capel de la festa “, d’estate un cappello di paglia comprato alla fiera di San Rocco. |
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| Le ragazze e le bambine avevano vestiti lunghi fino alla caviglia, delle sottanone, i “sochitt “, con corpetti legati in vita, con le maniche, multicolori, di lana di pecora. Le ragazze e le bambine avevano vestiti lunghi fino alla caviglia, delle sottanone, i “sochitt “, con corpetti legati in vita, con le maniche, multicolori, di lana di pecora. | ![]() |
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La domenica mettevano un gilé bianco avorio, con dei bei bottoni. Ai piedi portavano gli zoccoli, con dei nastri come quelli di Lucia, calze lunghe di lana, multicolori; |
| per ripararsi dal freddo uno scialle o una mantellina
lavorata all’uncinetto, abbottonata al collo. In testa portavano
un fazzoletto, annodato dietro, colorato. Avevano tutte gli orecchini d’oro. In chiesa mettevano un velo nero, bianco per le processioni. Anche di domenica usavano gli zoccoli. uomini e donne avevano anche per la domenica i “peduli “, scarpe di stoffa, tanti strati cuciti tra loro, la suola era di gomma. Qualcuno aveva anche gli stivali.n occasioni importanti, i matrimoni, i battesimi, indossavano “el vesti’ de spus”, nero, giacca, gilé, camicia bianca che poteva essere di seta e che durava tutta la vita, catena d’oro con l’orologio a cipolla. Quando morivano li vestivano con quel vestito. Non c’era un vestito tradizionale come quello di Premana. Per andare a scuola, al tempo del fascismo, i maschi mettevano pantaloni corti grigio-verde, camicia nera e un cappello ( fez ) col fiocco. Le femmine indossavano una gonna nera e una camicia bianca. Lo stato dava gratis questa divisa, una all’anno. Il pigiama non c’era, le donne avevano la camicia da notte, di lana o di canapa o di lino; anche gli uomini usavano la camicia da notte. Le case d’inverno erano freddissime e poteva benissimo capitare che si andasse a letto vestiti coi vestiti del giorno. I vestiti venivano confezionati dalla sarta, in ogni paese ce n’erano varie; magari le donne di casa si facevano tagliare dalla sarta il vestito ma poi lo cucivano loro,per risparmiare. si comprava la stoffa al mercato. anche le scarpe si compravano al mercato. veniva preso tutto,sia vestiti che scarpe, di parecchie misure piu’ grandi, in modo che durassero per anni. Gli zoccoli della domenica venivano comprate, quelle di tutti giorni venivano fatte dai nonni. |
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I neonati avevano delle camicine di lino, venivano fasciati come dei salami, con le braccia dentro la fasciatura, i pannolini erano di stoffa, “ i patei “,il materasso della culla era di foglie di granturco. |
| una volta al mese veniva fatta “la bugada “,
il bucato:in un pentolone facevano bollire sul fuoco acqua,soda e sapone
fatto in casa, lenzuola, biancheria da sbiancare con l’aggiunta
di cenere. lavavano anche al lavatoio o al lago (per esempio le donne
di grumo ). per andare al lago a fare il bagno alcuni avevano un costume,altrimenti andavano bene anche le mutande di tela. le femmine non si mettevano in costume, non andavano al lago. Al mare non si andava. C’erano delle persone che vestivano meglio: le maestre erano un gradino sopra,ricevevano uno stipendio,anche se non alto,erano considerate delle autorità, arrivavano in treno da Lecco o da Mandello. A Lierna arrivavano poi i proprietari e gli ospiti delle varie ville signorili, per esempio i Magnoni che erano degli industriali torinesi, molto ricchi: erano vestiti bene, camicia bianca, giacca elegante,scarpe di vernice, con le calosce (sovrascarpe per proteggere le scarpe ); le donne avevano il tailleur,vestiti di seta,cappello con la veletta, colli di volpe, guanti,manicotti… Quando pioveva c’era l’ombrello : grandissimo, colorato; le donne l’avevano piccolo e nero che durava tutta la vita,visto che le donne uscivano poco di casa. |
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PARERI SUL PROGETTO :
il museo etnografico di Premana
i RICORDI DEI NONNIi
nonno Giuseppe e nonna Giovanna
nonna Marcella e mamma Rosella
nonni: Angelo, Enrico, Pierina, Silvana
OGGETTI PER LA MOSTRA
I MESTIERI A SCUOLA:
RICERCHE